“Se bella vuoi apparire un pò devi soffrire” chissà quante volte ce lo siamo dette a noi stesse, mentre portavamo un tacco 12, o qualche vestito talmente stretto da farci mancare il respiro! Per noi, soffrire per essere belle, equivale per lo più a quello che indossiamo, o al massimo patire un pò per qualche ferita fattaci da un chirurgo plastico; ma ci sono posti nel mondo, nel quale le culture prevedono per le donne veri e propri rituali dolorosi, per apparire più belle!
Donne della Tribù Karen
In Thailandia esistono tradizioni particolari, sopratutto nella Tribù Karen che si trova a Chian Rai, in cui vivono le cosiddette “donne giraffa”. Qui le donne per apparire più belle, indossano anelli di ottone attorno al collo (usanza anche di alcune donne africane). Iniziano ad indossarli sin da quando sono bambine, aggiungendo un anello ogni anno, fino a raggiungere i 10 kg; il loro collo non viene allungato, ma gli anelli spingono le clavicole verso il basso a tal punto da far sembrare il collo più lungo: si tratta di un processo molto doloroso!
Loto d’oro
Chi non conosce la storia di Cenerentola?! Ha sicuramente ammaliato tutti con la sua piccola scarpetta; ed i fratelli Grimm ci raccontano fino a che punto si può arrivare per riuscire ad avere il piedino tanto piccolo da riuscire a farlo entrare in quella scarpa, tanto che le due sorellastre di Cenerentola si sono addirittura mutilate parte di piede per riuscirci! Il Loto d’oro è una tradizione più che dolora che esiste in Cina da secoli. Questa pratica è simbolo di bellezza e ricchezza, e l’usanza permetteva alle donne di sposarsi con uomini ricchi. Avere i piedi fasciati significava avere una buona futura moglie, in quanto aveva già sopportato tanto dolore e di conseguenza non si sarebbe lamentata più di niente. Per fortuna questa usanza è stata abolita nel 1949 poiché considerata una vera tortura: per far entrare i piedi in scarpette di soli 7 cm era necessario rompere le dita e piegarle verso la pianta. Una pratica che iniziava già alla tenera età di 5 anni!
Tribù dei Karo
Per le donne appartenenti a questa Tribù, la bellezza va a pari passo col dolore. Per alcuni popoli, le ferite facciali erano un segno di appartenenza clanica. Il disegno dava quindi importanti informazioni riguardanti il clan, la posizione sociale e l’identità della persona. Presso altri popoli, le cicatrici portate da una ragazza testimoniavano il suo ruolo sociale quindi pubertà, iniziazione, matrimonio, ma erano anche segno di bellezza. Ad esempio, sia in Etiopia che in Nigeria sostengono che una donna con molte cicatrici è da preferirsi ad altre perché più fertile. In realtà, il significato delle cicatrici ornamentali è multiplo, con alcune spiegazioni popolari create solo per coprire la mancanza di comprensione delle ragioni più importanti, sociali e spirituali, che sottostanno al processo lungo e doloroso delle cicatrici.
Donne Masai
Oggi è normale vedere ragazzi e ragazze che utilizzano dilatatori per allargarsi i lobi delle orecchie; ma per alcune Tribù in Africa non è una moda, ma un vero e proprio simbolo di ricchezza e bellezza. In questo modo le donne possono rendersi belle , portando nell’orecchio pezzi di avorio o decorazioni in legno o pietra. Alcuni di questi gioielli vengono fabbricati in argilla dalle ragazze stesse, che danno forma a piatti di terra che inseriscono nei loro lobi. Nel caso delle donne delle Tribù Masai, i fori vengono abbelliti con perline ed orecchini, un arte che si tramanda di madre in figlia, che vestite nei loro ornamenti di perline, possono così dichiarare il loro amore ai guerrieri.
Tribù Mursi
Se oggi rientra nella normalità vedere grandi buchi nei lobi delle orecchie, per questa Tribù rientra nella normalità anche forarsi le labbra. In Etiopia le donne che appartengono alla Tribù Mursi, all’età di 15 anni viene praticata un’incisione sul labbro. Un foro che viene gradualmente dilatato con dischi di argilla o legno che possono misurare fino a 20cm di diametro. Più il disco è grande più la donna è affascinante, fertile e corteggiata. Per loro è simbolo di forza, bellezza ed autostima.
Tribù Mangbetu
I Mangbetu sono un popolo dell’Africa Centrale presente nel Congo. È una tribù Nilo-sudanese, originaria dell’antico regno nubiano: Egitto/Sudano. I Mangbetu sono una Tribù nota per la pratica della deformazione del cranio. Essi infatti avvolgono la testa del loro bambino con delle cordicelle, per un anno, prima della consolidazione delle ossa, procurando loro in questo modo un cranio molto allungato, un segno di bellezza e di intelligenza. L’origine di questa pratica risale all’antico Egitto, ma questa usanza cominciò a scomparire negli anni 50 con l’occidentalizzazione del paese da parte degli europei.
Donne di Myanmar
Ne sono rimaste nel mondo una trentina o giù di lì, e oggi la maggior parte di loro ha sessanta/settanta anni. Sono le donne “Chin”, il cui senso della bellezza è piuttosto particolare: il loro viso è decorato con tatuaggi, e per esibirli erano disposte a sopportare anche sofferenze. La leggenda narra che quando un re birmano viaggiò nella regione, fu così impressionato dalla bellezza femminile che ne rapì una per prenderla come una sposa. Per questo motivo, le famiglie di Chin hanno iniziato a tatuare le figlie per assicurarsi che non venissero rapite. Altri racconti dicono che il tatuaggio è stato fatto per rendere le donne più belle, o, cosa più plausibile, per differenziare le diverse tribù. I tatuaggi erano eseguiti utilizzando spine, sangue di bue, estratti di piante e grasso animale e il processo poteva essere estremamente doloroso, ecco perché oggi il governo ha bandito questa pratica giudicandola barbarica.
Donne del Maghreb

portrait de femme Chaoui 

Simbolo di sensualità e bellezza, i tatuaggi delle donne berbere rappresentano un’arte complessa dove ogni riga, ogni cerchio e ogni colore ha il suo significato. Questi segni di trucco permanente sono disegnati con tratti sottili ed armoniosi sul viso e su altre parti del corpo e sembrano quasi rendere visibili la storia e le emozioni vissute dalla persona che li mostra orgogliosamente. Il tatuaggio era vissuto come un segno fondamentale per ogni rito di passaggio, un marchio inciso sulla pelle per non dimenticare, ed assicurare buona sorte. La maggior parte di essi, infatti, non nasconde tanto “simboli di Tribù” quanto più segnali di fertilità e fortuna, oltre che, naturalmente, la storia di chi li porta.
Donne Maori
Anche in Nuova Zelanda, donne e uomini Maori, tatuano il loro volto! Questo attribuisce negli uomini il rango ed il valoro, mentre le donne sono solite tatuare il proprio mento. Il tatuaggio sul monte in queste donne, simboleggia l’unione in matrimonio ad un uomo della Tribù. I motivi intricati venivano incisi nelle pelle ed ultimato questo passaggio, l’inchiostro veniva depositato nelle incisioni. Il Tā moko, ovvero la pratica di questi tatuaggi, rappresenta l’eredità e lo stato sociale della famiglia di appartenenza, e prevede che nel momento della realizzazione la persona entri in contatto spirituale con gli antenati ed esca mutata dall’esperienza. Tra le donne Maori, il moko Kauai, il tatuaggio tradizionale sul mento, è considerato una manifestazione fisica della vera identità di ognuna. La credenza vuole che ogni donna Maori abbia un moko dentro di sé, vicino al cuore, e che il tatuatore dovrà semplicemente portarlo in superficie quando questa si sentirà pronta.
Tribù Kiukuro
Nel Mato Grosso, in Brasile, le donne Indios della tribù dei Kuikuro, devono subire un rito dolorosissimo per piacere di più agli uomini. Vengono rinchiuse in una capanna per un lungo anno, mentre sono sottoposte ad una vera e propria tortura fisica, allo scopo di rendere i loro polpacci più voluminosi e quindi attraenti per gli uomini della loro tribù. Inoltre, queste donne devono indossare un perizoma per mettere in evidenza la vulva: praticamente un filo sottile incastrato fra le grandi labbra, per estenderle sul pube, in modo da renderle ben visibili. Un altra tortura inflitta al clitoride e molto sofferente per loro.
Donne del Mauritania
Come nell’era medioevale, una donna in Mauritania, se grassa, viene considerata simbolo di bellezza, salute e fertilità. Gli uomini hanno reso questo un requisito molto importante che deve avere una sposa. Quindi le donne fanno di tutto per riuscire ad ingrassare, utilizzando pastiglie e sciroppi; esistevano luoghi in cui una donna andava appositamente per bere latte di cammello e mangiare carne e burro. Il compito di vigilare sul rispetto della tradizione è affidato alle madri che, convinte di fare il bene delle figlie, le costringono a tutto questo, convinte di poter così combinare un buon matrimonio. Nemmeno dopo le nozze una donna sposata può mettersi di mettersi a dieta in quanto il marito non gradirebbe. Le mauritane che restano sovrappeso, però, sono esposte a una serie di problemi di salute, dal diabete all’ipertensione e a patologie cardiocircolatorie. E per chi non riesce proprio a ingrassare, sotto banco è possibile procurarsi farmaci a base di ormoni spesso destinati agli animali. Con effetti sulla salute che non è difficile immaginare.
Donne giapponesi
Per i nostri canoni di bellezza i denti storti sono senza dubbio un’imperfezione da correggere a costo di portare fastidiosi apparecchi o ricorrere a costose operazioni dentali, Ma in Giappone ci sono ragazze che vanno dal dentista appositamente per farsi storcere i denti. Avere i denti sporgenti, in particolare i canini, è una caratteristica che accomuna molte persone in Giappone ed è dovuta a caratteri genetici. Questa peculiarità, che si chiama “yaeba”, da tantissimi giapponesi non è vista come un difetto estetico, al contrario le ragazze con i denti sporgenti sono spesso considerate molto carine. Per questo motivo le “sfortunate” che hanno nel loro patrimonio genetico una dentatura ben allineata si rivolgono al dentista per farsi “stortare” i denti quel tanto che basta da diventare più carine secondo i loro gusti estetici.
Donne nell 800′
Molti penseranno che sia solo un accessorio di alta moda, ma io lo considero una vera o proprio tortura barbarica! Nel 1800 il più grande desiderio di tutte le donne era di avere il vitino da vespa che andasse in contrasto con l’ampiezza della gonna. Si diceva infatti che una bella donna dovesse avere una vita tanto piccina che un uomo poteva circondarla con due mani. Penso che questo sia sufficiente a descrivere quale fosse l’ideale di bellezza e quali, invece, le torture che le ragazze cominciavano a sopportare dall’età della pubertà fino alla vecchiaia. L’uso del corsetto, così stretto come si portava in quel periodo, poteva comportare anche tragedie, come quella di una giovane donna, morta durante un ballo, che aveva indossato un corsetto talmente stretto che le costole avevano perforato il fegato. Alla fine dell’Ottocento il busto si allungò oltre la vita stringendo anche una parte dei fianchi che spingeva il petto molto in alto e inarcava i reni indietro. Questo micidiale accessorio stringeva tutti gli organi interni, serrandoli e deformando il fisico, causando anche disturbi digestivi e svenimenti, dando maggior enfasi alla figura della donna delicata, quasi eterea, che sveniva di continuo. Molti degli svenimenti che venivano attribuiti a shock, o ai turbamenti che potevano portare certe situazioni, in realtà erano solo colpa dei corsetti esageratamente stretti.
Mi auguro che queste immagini vi abbiano fatto sognare un po’ e prendere coscienza di quanto è magnificamente vario il genere umano e di quanto affascinanti, per quanto diverse dalle nostre, possano essere le forme che assume la bellezza.





























